Come Investire In Caso di Brexit

Manca ormai pochissimo al referendum che deciderà se la Gran Bretagna resterà o meno nell’Unione Europea. E se economisti e politici discutono ancora sulle possibili conseguenze economiche del risultato elettorale, gli investitori devono affrontare sicuramente qualche incertezza in più. Molto semplicemente, un voto che sancirebbe l’uscita della Gran Bretagna dalla UE (Brexit) minerebbe molte delle relazioni commerciali consolidate in decenni. Il Regno Unito avrebbe bisogno di rinegoziare il suo accesso ad altri mercati coperti ad oggi da 36 accordi commerciali e migliaia di linee tariffarie. Nel frattempo, la sterlina continuerebbe a svalutarsi nei confronti delle altre principali valute, mentre la produttività diminuirà nel breve termine. Ad ogni modo, gli effetti del Brexit sui mercati finanziari rappresentano il più grande punto interrogativo. Vediamo come si potrebbe investire in caso di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

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Dal momento che l’idea di Brexit è nata verso la fine del 2015, la sterlina ha iniziato fin da allora a perdere valore nei confronti delle altri principali valute. La riluttanza del Regno Unito nel modificare i tassi di interesse sono stati (in parte) uno dei motivi principali della svalutazione della sterlina. La fase immediatamente successiva ad un’uscita della Gran Bretagna dalla UE sarebbe sicuramente un rapido e “feroce” sell-off. Anche se questo non sarebbe un male per il turismo, gli investitori non ne sarebbero contenti. Se avere una posizione aperta di grandi dimensioni non è un male, una valuta “sfavorevole” potrebbe avere un impatto negativo su qualsiasi cosa riguardi il mercato azionario. Ma per gli investitori che cercano una posizione nel mercato Forex, il dollaro americano potrebbe essere una scommessa sicura. Il dollaro è già “in rampa di lancio”, soprattutto dopo che la Federal Reserve alzerà i tassi di interesse entro la fine dell’anno. E, in caso di Brexit, il suo valore potrebbe aumentare ancora di più.

Come Investire

+500Gli economisti temono che un Brexit potrebbe generare almeno due anni di volatilità, ed essa avrebbe effetti negativi anche sui bond corporate, soprattutto su quelli di lunga durata. Inoltre, esistono società emittenti che potrebbero avere ripercussioni negative dall’uscita della Gran Bretagna. Ciò significa che sarebbe opportuno restare sui titoli di qualità denominati in Euro, possibilmente scelti tra quelli inseriti nei piani di acquisto della Bce (accettando un basso rendimento) e con durata non superiore ai 36 mesi. Anche i titoli governativi ne risentiranno molto, anche se il tutto dipenderà da come reagiranno le Banche Centrali. Un salvagente potrebbe essere rappresentato da quei titoli di qualità denominati in Dollari e con scadenze medio-brevi. Il Bund questa volta potrebbe trasformarsi in una trappola! Il rendimento è finito sotto zero recentemente e quindi il rischio sarebbe quello di perderci sul prezzo. Da investitori, la strategia più semplice da adottare potrebbe essere quella di coprire al meglio le posizioni attuali. Questa strategia potrebbe però favorire di più gli investitori con un orizzonte temporale sul breve termine. Un esempio possono essere gli ETF che replicano i principali mercati e hanno copertura giornaliera o mensile. Per gli investitori che vogliono continuare a investire in titoli azionari dell’Eurozona ma vogliono attenuare il rischi, si dovrebbe guardare l’MSCI EMU Index. Questo ETF replica società dell’Eurozona a grande capitalizzazione (blue chips), che possono proteggere il trader da alcuni dei rischi di un (eventuale) crollo dei mercati causato dal Brexit. C’è da dire che alcuni settori potrebbero invece trarre beneficio da un eventuale Brexit, come il turismo, l’energia e il settore dei servizi. L’industria del turismo sarebbe in particolare avvantaggiata da una svalutazione della sterlina, mentre i produttori energetici diventerebbero in grado di operare in maniera indipendente delle costose politiche dell’Unione Europea.

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Come possiamo già vedere, la Sterlina si è indebolita nei confronti dell’euro e ciò dimostra che un “abbandono” della zona UE da parte del Regno Unito non sarebbe indolore per l’economia dell’isola (come alcuni sostengono!). Bisogna considerare che l’Eurozona rappresenta il 50% del commercio del Regno Unito, mentre quest’ultimo pesa solo il 5% all’interno della stessa. Nel caso in cui la Gran Bretagna dovesse abbandonare l’Unione Europea si aprirebbe quindi una fase di grande incertezza. Senza dubbio, si creerebbe una frattura tra gli “attivi” più sicuri (come i bund tedeschi) e quelli rischiosi (come, ad esempio, i nostri BTP). L’impatto del Brexit farebbe risalire gli spread e la speculazione colpirebbe l’Italia, nel caso in cui essa non sia più in grado di ripagare i propri debiti ora che la UE va verso la frammentazione. Quindi bisogna fare attenzione ad investire in titoli di stato, perché la forza della BCE, in caso di Brexit, sarebbe travolta dalla speculazione internazionale. A prescindere da ciò, sarebbe sempre opportuno non investire molto in titoli di stato oggi, ad un investimento eccessivo in titoli di stato: bisogna essere più prudenti rispetto a qualche anno fa, quando i BTp presentavano un buon rapporto rendimento/rischio. Non credo che la permanenza della Gran Bretagna nell’Europa sia, da sola, una notizia in grado di imprimere una svolta all’andamento dei mercati. Le borse saranno sempre più soggette all’andamento dei fondamentali (e della crescita, innanzitutto). In linea generale, e non solo per proteggersi da una possibile Brexit (ma poco probabile, visto le ultime notizie), sarebbe opportuno investire in titoli più internazionali e meno europei. Questo discorso vale sia per le azioni sia per chi investe in obbligazioni, facendo attenzione alle valute.
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