3 Compagnie Petrolifere che guadagnano tanto anche quando il prezzo del petrolio scende

I prezzi del petrolio hanno subìto un tonfo notevole dalla metà del 2014, con il crollo dei futures del West Texas Intermediate (WTI) da sopra i 100$ a sotto i 45$ a barile. Il brusco calo dei prezzi ha comportato momenti difficili per le compagnie petrolifere, che rapidamente hanno dovuto adattarsi al nuovo andamento dei prezzi.
La rapida rettifica dei prezzi ha costretto le compagnie petrolifere a riorganizzarsi. Le modifiche necessarie alla sopravvivenza includono la regolazione dei tassi di produzione e la riduzione dei costi operativi. Per molte aziende, queste misure non sono sufficienti a compensare il prezzo basso del petrolio, e, di conseguenza, non sono in grado di generare profitti.
Anche se possono sembrare difficili da trovare, alcune delle maggiori compagnie petrolifere hanno continuato ad avere profitti fino al 2015, anche con i prezzi più bassi da circa un decennio.

In questo articolo si parla di:

Chevron

La Chevron Corporation (NYSE: CVX) ha registrato nel terzo trimestre del 2015 un utile di 2.04$ miliardi di dollari, o 1.09$ dollari ad azione. Anche se l’azienda continua ad essere redditizia, i prezzi bassi del petrolio hanno avuto un impatto sui suoi guadagni. Nello stesso trimestre del 2014, gli utili della Chevron sono stati più del doppio del 2015, pari a 5.59$ miliardi di dollari.
Nel corso dei primi nove mesi del 2015, l’utile della Chevron è stato di 5.18$ miliardi di dollari, ben al di sotto dei 15.77$ miliardi guadagnati nei primi nove mesi del 2014.
La Chevron ha ridotto le sue spese in conto capitale nei primi nove mesi del 2015, a 25.3$ miliardi, sotto i 29$ miliardi nel periodo corrispondente nel 2014. La società ha continuato a vendere alcuni asset. Queste misure hanno contribuito a mantenere la redditività dell’azienda durante il calo dei prezzi del petrolio.

plus500

Total

La Total SA (NYSE:TOT) ha guadagnato 1.07$ miliardi o 45 centesimi ad azione nel terzo trimestre del 2015, in calo rispetto ai 3.53$ miliardi o 1.52$ dollari ad azione guadagnati nel terzo trimestre del 2014. Nel corso dei primi nove mesi del 2015, i proventi netti della società sono stati di 8.4$ miliardi.
Tra i fattori principali, grazie ai quali la società è riuscita a mantenere la sua redditività, vi sono un aumento nella produzione di petrolio e gas e una forte crescita nella divisione di raffinazione a valle dell’azienda.

Exxon Mobil

I risultati del terzo trimestre del 2015 della Exxon Mobil Corporation (NYSE: XOM) hanno mostrato che l’azienda ha guadagnato 4,2$ miliardi o 1.01$ dollari ad azione diluita. Per i primi nove mesi del 2015, l’azienda ha guadagnato 13.37$ miliardi, o 6.04$ dollari ad azione. Nel terzo trimestre del 2014, la Exxon ha guadagnato 8.07$ miliardi, o 1.89$ dollari ad azione, e nei primi nove mesi del 2014 l’azienda ha guadagnato 25.95$ miliardi, o 3.18$ dollari ad azione.
Per rimanere redditizia, la società ha tagliato le sue spese in conto capitale e i costi di esplorazione del 22% rispetto al terzo trimestre del 2014. La produzione equivalente di petrolio della società è aumentata del 2,3% nel terzo trimestre del 2015 rispetto al terzo trimestre del 2014.

Come mantenere la redditività
I prezzi del petrolio sono altamente ciclici, e le compagnie petrolifere non dovrebbero mai gestire le proprie attività in base al presupposto che i prezzi rimangano elevati per lunghi periodi. C’è una grande differenza tra una società che può sopravvivere quando il petrolio è di 100$ a barile, rispetto ad una che può rimanere redditizia quando il petrolio scende al di sotto dei 50$ al barile. Le aziende che si indebitano o acquistano beni con costi di gestione troppo alti saranno in difficoltà quando i prezzi scenderanno.
Anche la compagnia petrolifera più efficiente deve adattarsi al calo dei prezzi. Tutte queste compagnie petrolifere hanno sperimentato un forte calo degli utili, ma hanno adattato le loro imprese in modo da continuare a fare soldi. Queste aziende redditizie sono cambiate in molti modi, tra cui l’aumento della produzione in linee di business più redditizie e la riduzione in settori meno redditizi. Alcune aziende hanno venduto gli attivi non strategici, mentre altre hanno abbassato i costi di gestione attraverso licenziamenti e ristrutturazioni.

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